lunedì 17 ottobre 2011

Il 'clima' alla Casa Bianca

La macchina del cerimoniale della Casa Bianca, generalmente efficiente ed efficace, pochi giorni fa si è ritrovata nel caos poco prima dell'arrivo del Presidente Sudcoreano per la formale cerimonia di benvenuto. Una pioggia dell'ultim'ora ha costretto ad importanti manovre militari di trasferimento verso l'interno della Casa Bianca, ma poco dopo il cielo è tornato a schiarirsi e i responsabili hanno deciso di ritornare ad allestire il tutto all'aperto.
In pochi minuti si è vissuto il caos. Gli addetti tornavano a stendere il tappeto rosso all'esterno, mentre un uomo della manutenzione passava l'aspiratutto sul tappeto e lucidava gli spazi intorno sotto l'occhio confuso degli invitati, che venivano schivati dai giardinieri alla guida delle loro carriole pronti a riposizionare le piante poco prima rimosse dal palco, il tutto mentre i militari correvano a ripristinare le bandiere al loro posto. Un usciere della Casa Bianca passava un'ampia pezza per asciugare le gocce di pioggia dal podio presidenziale e dalla relativa cartellina che conteneva il discorso di benvenuto del Presidente.
L'impianto audio rimbombò quando un annuciatore militare tuonò al microfono: “Audio check, 1-2-3-4-5″ e l'elegante Capo del Protocollo, l'Ambasciatrice Capricia Marshall, telefono all'orecchio, rientrava trafelata mentre un custode armato di scopa spingeva la stessa porta - ma dall'altra parte - passando davanti ad un Marines in alta uniforme che continuava ad esercitarsi nella tecnica rituale dell'apertura della porta con abile manovra militare.
Finalmente, 16 minuti dopo, le porte si spalancano e il Presidente Obama e la first lady escono, mentre la pioggia comincia a scendere di nuovo!

Fonte ABC

domenica 16 ottobre 2011

Il tricolore libico


Nel corso degli ultimi sessant'anni la Libia ha sostituito per 5 volte il proprio vessillo nazionale, segno dei grandi cambiamenti istituzionali che si sono susseguiti. 
L'ultima volta, pochi mesi fa, è sembrato quasi come se fosse la nuova bandiera a guidare la rivolta popolare contro Gheddafi. Una bandiera però che aveva un sapore antico, una sapore tradizionale agli occhi dei libici.
Questa bandiera è stata adottata dalla Libia all'atto dell'indipendenza nel 1951 e il suo uso è continuato fino al rovesciamento della monarchia con il colpo di stato da parte militare nel 1969. Le striscie rappresentano le tre province costituenti della Libia: la Cirenaica (nero), il Fezzan (rosso) e la Tripolitania (verde). Colori, peraltro,  classici della rivolta Araba contro l'Impero Ottomano che tutt'oggi colorano le bandiere di quasi tutti Paesi Arabi.

Interessante segno, quindi, di come un simbolo del passato possa tornare a 'parlare' al presente. Anche se questo avviene in modo del tutto nuovo. Non è stato infatti mai invocato un ritorno della monarchia, di cui quella bandiera era simbolo, quanto piuttosto un ricordo delle gioie dell'indipendenza. Il richiamo ad un periodo in cui le stesse Nazioni Unite dichiaravano che la Libia dovesse essere indipendente. Il ritorno ad un'epoca d'oro ma di memoria ancora fresca, ancora viva in molte generazioni viventi. Un ritrovato simbolo di Stato che possa aiutare ad oltrepassare anni di sofferenze silenti. Con la speranza di poter tornare a respirare una ritrovata libertà. Una nuova indipendenza.

venerdì 14 ottobre 2011

Nozze reali in Buthan

La favola si avvera di nuovo: una giovane borghese che, da “cittadina comune”, come tante sue coetanee, diventa sovrana con tanto di titolo nobiliare e trono.
Dopo le nozze del secolo di Kate Middleton con William di Windsor e Charlene Wittstock con Alberto Grimaldi, è la volta di Jetsun Pema con Jigme Khesar Namgyel Wangchuck.
Le nozze dei sovrani del Bhutan, una nazione collocata tra la Cina, il Nepal e l’India, si sono celebrate sabato e prevedevano un lungo cerimoniale secondo le antiche tradizioni buddiste del Paese.

La giovane
Jetsung, una studentessa di 21 anni di origini borghesi (è figlia di un pilota di aerei), ha “rapito” il cuore di Jigme, il re 31enne che è stato subito apprezzato dal popolo e non soltanto per il suo aspetto “charmante” ma per i suoi interventi politico economici (ha sostituito, sulla base della filosofia buddista, il PIL con il FIL – indice della Felicità). Il sovrano è stato educato in Asia, Europa (una laurea in Scienze Politiche ad Oxford) e Stati Uniti; esperienze che hanno segnato profondamente la sua cultura e visione del mondo scegliendo di introdurre nel suo paese le elezioni, la televisione e internet.

Le nozze

La data del rituale è stata scelta ponendo attenzione alle propizie coincidenze astrali e il celebrante è Je Khenpo, il capo del clero, accompagnato da un centinaio di monaci.
La promessa sposa è arrivata su un cavallo bianco al palazzo di Punakha (la capitale), il monastero- fortezza sede della famiglia reale e lì è stata condotta nella sala dove si sarebbe celebrata la funzione.
Sono seguiti canti, offerte simboliche (scialli di seta e calici di ambrosia), tutto contornato da colori brillanti come consuetudine del Paese.
Nozze reali in Buthan: le differenti tradizioni asiatiche di Jetsun e Jigme
La cerimonia è stata trasmessa dalla televisione locale e tra gli ospiti c’erano anche i figli di Sonia Gandhi, Rahul e Priyanka.
Anche per loro sono stati creati gadget commemorativi come le spille con le immagini della coppia.

L’abito Nuziale

Le tradizioni del Buthan sono sensibilmente differenti anche per quanto riguarda l’abbigliamento.
I due sposi indossavano abiti coloratissimi: il re aveva una veste color panna con ricami fiorati e uno scialle giallo.
La sposa, invece, indossava una veste color oro e rosso che, nella gonna, si trasformava in strisce coloratissime (bianche, gialle, rosse e verdi) tutte abilmente ricamate. Sul petto scendeva una vistosa collana.
Il viso non nasconde la sua giovane età e il suo temperamento mesto: trucco poco pronunciato, capelli lisci che scivolano morbidamente sulle spalle e, unico tocco, un paio di orecchini di oro rosso.
Al termine della funzione alla sposa è stata data un lungo scialle giallo la cui frangia, che concludeva la stoffa ricamata, raggiungeva i piedi.
Coloratissima anche la corona che le è stata messa sul capo.

La Pellegrini e il tricolore alle Olimpiadi di Londra

Federica Pellegrini non fa retromarcia e conferma che, se le venisse proposto, rifiuterebbe di fare la portabandiera dell'Italia alle Olimpiadi di Londra 2012. Le parole della campionessa azzurra del nuoto sono state recepite con dispiacere dal presidente del Coni, Gianni Petrucci, che ha ricordato come "portare la bandiera ai Giochi non è la Via Crucis".
Oggi la Pellegrini sul suo blog afferma che "chi non capisce che per me stare 8 ore in piedi il giorno prima della gara olimpica (gara che preparo da 4 anni) è impossibile, o non è dotato di molta intelligenza, o non sa cosa vuol dire stare 8 ore in piedi. Io ridirei le stesse identiche parole che ho detto ieri durante l'intervista di Sky Sport 24 sull'argomento 'portabandiera'. Ma secondo voi - aggiunge rivolgendosi ai suoi fans - a me piace aver fatto due Olimpiadi e non essere mai riuscita, proprio per questo motivo, a vedere una cerimonia di apertura??!! Direi proprio di no ma non è colpa mia se il nuoto è il primo sport che parte con il programma gare la mattina dopo la serata di apertura dei Giochi. Spero di essere stata chiara abbastanza!", conclude.
La cerimonia d'apertura di Londra 2012 è venerdì sera 27 luglio. I 400 stile libero della Pellegrini sono domenica 29: batterie al mattino, finale alla sera. Federica difenderà l'oro dei 200 sl di Pechino il 31 luglio (batterie e semifinali il 30).
petrucci non cambia idea — Le nuove dichiarazioni della regina del nuoto azzurro non hanno fatto cambiare idea al presidente del Coni Gianni Petrucci: "Confermo tutto quello che ho detto ieri" ha detto il n°1 dello sport italiano dopo essere stato informato della replica di Fede, a cui ieri aveva ricordato che "portare la bandiera alle Olimpiadi non è una Via Crucis". 

Va in pensione il “braccio” del Gonfalone fiorentino

Per 20 anni ha impostato la sua agenda, gli impegni familiari e il suo tempo libero, in funzione dell’attività del Gonfalone. Per 20 anni lo ha sorretto in Italia e all’estero, di giorno e di notte, sotto il sole cocente o con temperature rigide, sotto la pioggia o col vento che lo trasformava in una “vela” costringendolo a sforzi e acrobazie. Quel giglio rosso in campo bianco per un periodo così lungo è stato la sua ragione di vita, con dedizione e con l’orgoglio di rappresentare Firenze.
Ora Alessandro Masi, alfiere della Famiglia del Gonfalone e dipendente comunale (alla pubblica istruzione), va in pensione. “Mai un’assenza – dicono dall’ufficio cerimoniale, che predispone le “uscite” del Gonfalone – la sua disponibilità era totale. Sia negli appuntamenti programmati che in quelli straordinari o nelle emergenze. Alle nostre chiamate non ha mai risposto ‘Non posso’”.

Muore il dirigente del Cerimoniale del Piemonte

E' deceduto improvvisamente Fabrizio Borio, dirigente del settore Relazioni esterne e Cerimoniale della Regione Piemonte. Fra qualche giorno avrebbe compiuto 60 anni, lascia la moglie Maria ed i figli Federica e Ferruccio. I funerali si svolgeranno domani alle ore 11 nella chiesa della Gran Madre a Torino.
Giornalista professionista, Borio aveva collaborato con i maggiori quotidiani nazionali per poi continuare la sua attività nella Giunta regionale del Piemonte. Dal 1996 al 2007 è stato responsabile dell'Ufficio Stampa della Giunta e dal 2007 ha diretto il settore Relazioni esterne e Cerimoniale. Era anche direttore responsabile del sito Internet istituzionale della Regione, dell'agenzia Piemonte Informa e della newsletter settimanale Pnews.

Cerimonia d'Apertura dei Global Games a Genova

Il 26 settembre scorso a Piazza De Ferrari a Genova ha avuto luogo la Cerimonia d'Apertura dei Globa Games, evento sportivo dedicato ai disabili intellettivi. Grande festa per le 35 Nazioni che hanno sfilato nel cuore di Genova. Tremila studenti liguri hanno accolto in piazza i 1.200 atleti, tecnici e accompagnatori provenienti dai cinque continenti. "La Gatta" interpretata dal vivo da Gino Paoli è l'inno che ha aperto il cerimoniale, con il benvenuto del Sindaco Marta Vincenzi, i saluti di Bob Price e Luca Pancalli e la dichiarazione d'apertura dei Giochi del Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando. Boato in piazza all'arrivo dei tedofori, Silvia Salis, Marco Rossi ed Angelo Palombo. E poi lo spettacolo: migliaia di coriandoli e stelle filanti a fare da cornice al grande abbraccio che Genova e la Liguria ha voluto dedicare ai protagonisti dei Mondiali che sotto l'egida del Cip e della Fisdir vedranno impegnati domani 700 atleti in ottodiscipline sportive in altrettante città della Liguria.

sabato 9 ottobre 2010

Le regole dell’inno: quando è obbligatorio, quando è facoltativo

L’Inno rappresenta, insieme al Tricolore e al Presidente della Repubblica, uno dei tre simboli dell’unità nazionale. Goffredo Mameli scrisse l’inno il 10 settembre 1847, intitolandolo «Il canto degli Italiani». Il testo fu musicato da Michele Novaro il 24 novembre del 1847. Cantato per la prima volta a Genova durante una festa popolare, fu subito proibito dalla polizia, ma dopo i moti del 1848 fu suonato e cantato dalle bande musicali e dai soldati partenti per la guerra di Lombardia. In breve, divenne il canto più amato del Risorgimento italiano e degli anni successivi all’unificazione. Il Consiglio dei ministri del 12 ottobre 1946, presieduto da Alcide De Gasperi, acconsentì all’uso provvisorio dell’inno come inno nazionale.
LE REGOLE PER L'ESECUZIONE - La fonte è il decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri del 14 aprile 2006 che rimanda al dipartimento del cerimoniale di Stato. L’inno non è obbligatorio, pochissimi i casi previsti. Secondo le regole, è obbligatorio eseguire l’inno quando c’è il presidente della Repubblica in visita ufficiale, il presidente del Consiglio in visita ufficiale e durante le ricorrenze nazionali: 4 novembre, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno. Oltre alle tre fattispecie obbligatorie, si esegue l’inno in presenza della bandiera d’istituto militare o la bandiera di guerra e in tutte le cerimonie militari secondo la disciplina militare.
IL CERIMONIALE - Secondo Massimo Sgrelli, ex cerimoniere della presidenza del Consiglio dei ministri, ora consulente per le amministrazioni, nulla è obbligatorio al di fuori di quei casi specifici. Nulla vieta, ovviamente, di eseguirlo lo stesso. Dell’inno si esegue, di norma, solo la prima strofa. Durante l’esecuzione i soldati devono rimanere fermi presentando le armi, gli ufficiali stare sull’attenti e i civili, se vogliono, assumere una posizione di attenti.

su CorrieredelVeneto

Mondiali volley, Milano canta tutto l'Inno di Mameli

Come già successo ieri in occasione della partita di esordio dell'Italvolley al Mondiale, il pubblico di Milano si è reso protagonista di uno strappo al cerimoniale, andando avanti a cantare l'inno di Mameli fino alla fine, nonostante - secondo quanto previsto dalle regole della Federazione internazionale - la base musicale sia stata interrotta dopo 45 secondi.

su Tuttosport

venerdì 6 agosto 2010

L'Università di Teramo presenta un Corso in Protocollo e Cerimoniale

Il Prof. Pasquale Iuso coordinerà un Corso Universitario in Protocollo e Cerimoniale Nazionale, Internazionale e delle Aziende presso l'Università di Teramo. Il Corso ha l'obiettivo di formare personale operante presso Enti pubblici e privati alla conoscenza del protocollo e cerimoniale internazionale di Stato, territoriale ed aziendale al fine di perfezionare le proprie attività afferente all'interno degli Enti di riferimento. Formare anche studenti diplomati o professionisti in cerca di un approfondimento professionalizzante sui medesimi temi.

Per ulteriori informazioni:
Università di Teramo