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martedì 18 ottobre 2011

Dio Salvi la Regina e le sue discendenti

Se ne è discusso già nel 2009 per la prima volta e poi nuovamente nell'aprile scorso, ma solo ora il Primo Ministro inglese David Cameron ha formalmente dato inizio al processo che permetterà ad una primogenita del Duca e della Duchessa di Cambridge di accedere al trono.

Ha scritto, infatti, ai Primi Ministri delle Nazioni del Commonwealth sottolineando come vorrebbe cambiare leggi sì antiche di secoli, ma che ora appaiono decisamente discriminatorie.
Nella lettera Cameron afferma che è “un'anomalia” ed è contraria “all'uguaglianza fra i generi” che le donne debbano cedere il passo a maschi più giovani, nella linea di successione alla corona.

E prosegue: “Nel Regno Unito troviamo sempre più difficile continuare a giustificare due aspetti peculiari delle regole di successione. La prima regola che afferma che una figlia più anziana debba cedere il passo nei confronti di un figlio più giovane. Noi affermiamo l'uguaglianza fra i generi in ogni aspetto della vita, ed è un'anomalia che nelle regole d'accesso alla più alta carica pubblica continuiamo ad affermare la superiorità maschile”.
Ed oltre a mettere fine alla regola della primogenitura maschile, il Primo Ministro spera di poter aprire una strada all'accesso alla corona anche a memebri della Famiglia Reale che sposino un cattolico. Nella sua lettera ai 16 Primi Ministri, Cameron scrive nuovamente che è un'anomalia storica negare la successione a chi sposa membri di altre fedi.

Terzo punto, chiede che venga posta la parola fine alla regola del permesso matrimoniale, che costringe i sei successori al trono fra i discendenti di Re Giorgio III a richiedere il consenso del Monarca prima del matrimonio. Propone invece di limitare questo provvedimento ai soli sei in linea di successione diretta al trono.
Cameron incontrerà i leader del Commonwealth in un meeting, a cui sarà anche presente la regina, il mese prossimo a Perth in Australia. Lì verrà intavolata una discussione e verrà presentato un piano di riforme che ci si aspetta venga accolto favorevolmente.

Il Nozze Reali dell'aprile scorso hanno posto nuovamente sotto i riflettori il problema della primogenitura maschile. Fra le leggi che dovranno essere modificate o cancellate se le nuove regole dovessero essere accolte, figurano il Bill of Rights del 1688, il Coronation Oath Act sempre del 1688, l'Act of Settlement del 1701 e il Royal Marriages Act del 1772. 

Fonte TheTelegraph

venerdì 15 gennaio 2010

'Scappò' da Reggiolo e aprì le porte di Buckingham Palace


Serviti, e riveriti, ad ogni ora del giorno e della sera, seguendo le regole di un cerimoniale che si è perso nel tempo e che nessuna scuola, a detta di un decano, potrà mai recuperare.
Questa è stata ed è tuttora la vita di Nando Tavella, unanimemente considerato il re dei maggiordomi dalle signore dell’alta borghesia romana, nativo di Reggiolo, provincia di Reggio, dal quale è "scappato" di notte, con una valigia di cartone legata con lo spago, parole sue, poiché la decisione di intraprendere questo mestiere non era approvata in famiglia: "Mio padre non voleva".
Il gran cerimoniere abita nella capitale e per noi apre un album ricchissimo di ricordi: "Me ne sono andato dal borgo natìo a 16 anni. La passione per l’arte del ricevere è sempre stata forte in me e ora constato con
tristezza che di maggiordomi veri non ce n’è più, come invece esistono ancora in Inghilterra".
Eh sì. La terra di Sua Maestà ha accolto Tavella nelle stanze più ambite dai sudditi inglesi, a Buckingham Palace. Come insegna Anthony Hopkins, protagonista di "Quel che resta del giorno", di James Ivory, il maggiordomo è quello che si alza per primo nella villa dei signori e prepara bagno, giornali, cucina per la colazione e vestiti in modo impeccabile, pronto ad aprire la porta agli amici ospiti del padrone, a scambiare qualche battuta e a dileguarsi al momento opportuno. Un “butler”, come si dice in gergo.
"La Regina Elisabetta II era talmente severa con me, non sorrideva mai. Al contrario di Margaret Thatcher, ex primo ministro inglese, molto simpatica. E’ stata la Lady di Ferro a chiedermi: "Voglio fare una fotografia con lei”. Poi ho conosciuto tutti: il principe Fillippo, la principessa Margaret e Lady Diana. L’ho incontrata a
un ricevimento a Palazzo Farnese, ero stato scelto solo io per questo incarico così delicato - roba da far tremare i polsi - La principessa è venuta verso di me e ha continuato a ringraziarmi: "Thank You, thank you”. Di Margaret i ricordi sono un po’ diversi: "Si ubriacava
spesso, era già un momento tragico per lei e io ero lì, invisibile, ma c’ero. Aveva sempre una bottiglia nella borsetta". Un aneddoto? "Eravamo in casa Ruspoli, lei si stava cambiando le scarpe e le dava fastidio perché mi ero offerto di aiutarla".
"Sono andato all’estero per imparare meglio i trucchi, al seguito dei miei primi datori di lavoro, tra cui il playboy Gigi Rizzi, che all’epoca stava con Brigitte Bardot. In giro per Saint Tropez, Londra e Parigi, li seguivo ovunque, lui e Bibì. Ma c’era anche il
Barone Rodolfo Parigi di Trieste, del quale custodivo i più intimi segreti. Perché, si sa, certe cose le conosciamo solo noi". Ah davvero? "Si crea tra padrone e maggiordomo un rapporto di confidenza molto intenso". Tavella appartiene a una categoria che ha accesso a
un numero di informazioni privilegiate, precluse ai parenti stretti.
"Lo scenario in cui agivo io va dalla metà degli anni Sessanta ai Settanta, molti dei quali a Milano, nelle grandi case appartenute a signori dell’industria, della finanza e della moda: dai Crespi agli Invernizzi. Erano in pochi gli italiani che facevano questo lavoro con competenza. Poi a Roma sono entrato nelle grazie di politici, ministri e sindaci". Nomi? "Francesco Rutelli e Massimo D’Alema".
Troppo modesto, Nando. Sa perfettamente di essere il migliore. Una parte della sua vita l’ha dedicata a Maria Callas: "Mi chiedevano, come fa a dire di lavorare per la Callas? Eccome se l’ho fatto, sono stato introdotto dalla sorella, la maestra di canto della diva. Ho conosciuto Biki, la sarta di Maria, che quando la signora era diventata molto grassa le aveva imposto una dieta ferrea: “Se vuoi che ti vesta, devi dimagrire”. Lei per tutta risposta mangiava le gelatine. In quelle case il maggiordomo indossava il tight alle otto, ora di colazione. Io sono stato il suo primo cameriere, quando abitava in via Buonarroti, insieme al marito Meneghini. Era molto gentile".

domenica 29 novembre 2009

Cambia il cerimoniale e Buckingham Palace "volta le spalle" alla Regina



È considerata una delle più antiche tradizioni della monarchia britannica e uno dei capisaldi dell' etichetta di corte. Ma adesso, la regola di camminare all' indietro quando si esce dalla stanza in cui si trova la regina, cede il passo al timore che qualcuno possa farsi male e intentare una causa di risarcimento danni. Per questo Buckingham palace, secondo quanto scrive il Daily Telegraph, ha deciso di ritoccare in chiave moderna il rigido protocollo previsto per i dipendenti e per gli ospiti della regina Elisabetta, rendendo superfluo questo tipo di commiato. La pratica di camminare all' indietro era stata introdotta, in epoca medioevale, in segno di rispetto nei confronti della sovrana. Allora, voltarle le spalle era considerato un atto di grande maleducazione. E, secolo dopo secolo, l' usanza si è tramandata, di dipendente in dipendente, coinvolgendo anche gli ospiti. Ma a far preoccupare la regina sarebbero i rischi per la sicurezza di quanti devono congedarsi da lei, schivando eventuali ostacoli ed evitando di inciampare. Nell' ipotesi di un eventuale incidente, infatti, il ferito potrebbe rivalersi su Buckingham palace. Da qui la decisione di modificare il protocollo, con tre eccezioni, tante quante sono le persone che continueranno a non poter mostrare le spalle a Sua Maestà. Una soluzione, quella adottata dai reali, pensata per non cancellare del tutto la tradizione, ma per aggiornarla in chiave moderna, evitando eventuali cause in seguito ad un incidente sul lavoro. Continueranno a dover camminare all' indietro il cerimoniere dei corpi diplomatici (responsabile dei rapporti col mondo della diplomazia londinese), e il funzionario di corte della sovrana, una sorta di assistente personale proveniente dalle forze armate. Una terza persona sarà tenuta a non infrangere la tradizione, ma soltanto una volta all' anno, durante la solenne cerimonia di apertura del Parlamento. In questo caso, il Lord cancelliere deve percorrere all' indietro i gradini che portano al trono reale, subito dopo aver presentato la regina, prima del suo discorso ufficiale. Il consigliere diplomatico e l' assistente personale, dunque, dovranno lasciare la stanza secondo l' antica tradizione, sia quando vengono convocati dalla regina, quando questa vuole impartire loro delle disposizioni, ma anche quando introducono degli ospiti, stranieri e non, nella sala riservata alle udienze. Al cerimoniere, che è anche considerato tra i massimi conoscitori dell' etichetta reale, spetta il compito di ricordare gentilmente agli ambasciatori, durante la presentazione delle lettere credenziali alla regina, come ci si deve avvicinare alla sovrana: «Un passo, seguito da un inchino col capo. Un secondo passo, e un secondo inchino». Non cambiano, invece, le tante e varie consuetudini protocollari che si rispettano ormai da secoli: quando la regina ha smesso di mangiare, devono farlo anche i commensali; mai abbracciarla (un' eccezione fu registrata ad aprile, quando incontrò Michelle Obama e fu lei stessa a "toccare" la First Lady, che le appoggiò a sua volta un braccio sulla spalla) o chiamarla per nome (la formula corretta è «Sua maestà» la prima volta, «ma' am», signora, quelle successive); mai cambiare argomento di discussione; resta anche buona norma fare domande che la sovrana possa apprezzare. Esistono poi regole dettate dal buon senso, come il non urlare mai in sua presenza: a questo proposito rimarrà celebre la gaffe (anche se poi smentita da un comunicato di Buckingham Palace) di Silvio Berlusconi al G20 di Londra.